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Qual è la materia di cui sono fatti i sogni di Julia Krahn? mi sono chiesto, l’altra mattina, tornando a casa dopo aver chiacchierato per due ore con l’artista nel giardino della Caffetteria del Castello Aragonese. Poco più in là c’era la sua mostra… Il rigore e l’affabilità mi hanno catturato. E il suo racconto dello sbarco a Lesbo, nel 2024, per il Saffo Festival dove ha messo in scena in modo sublime «Hesperus the lost child», con l’aiuto prezioso di uno sconosciuto Genius Loci, ha sintetizzato la forza spirituale connessa all’impulso creativo. Con la complicità di una avventura nella Natura cruda, oltre la comfort zone. La brace della scoperta si annida lungo la faticosa linea di sconfinamento tra l’universale e il dettaglio. Un po’ mi viene in mente Henri-Louis Bergson, lo slancio vitale.